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Ristorante AtmanTettonica, materiali e disegno della luce
La scelta materica e cromatica privilegia una palette controllata, dove dominano le superfici materiche e i toni neutri e profondi. Ai muri storici e agli intonaci a calce si contrappongono elementi tecnici disegnati su misura con precisione millimetrica: l’acciaio satinato, il ferro brunito e le grandi vetrate strutturali. Tra questi, emerge come presenza scultorea la cantina climatizzata dei vini: un volume prismatico vetrato a tutta altezza che divide e connette visivamente gli ambienti, trasformando le bottiglie in un pattern grafico retroilluminato. L’illuminazione rappresenta un capitolo fondante del progetto: rifiutando una luce diffusa e asettica, il disegno illuminotecnico lavora sulla penombra e sul contrasto. Sottili apparecchiature a sospensione conica concentrano fasci puntuali di luce calda direttamente sulla superficie dei tavoli, definendo “isole intime” e protette. Lo spazio perimetrale sfuma nel buio morbido, valorizzando la grana delle murature e lasciando che siano la tavola, il cibo e il dialogo i soli protagonisti illuminati della scena.La sequenza spaziale e l’articolazione dei livelli
L’impianto volumetrico originale, frammentato e caratterizzato da dislivelli di quota, è stato riletto attraverso una sequenza fluida di ambiti raccolti. Il percorso interno conduce l’ospite dall’ingresso discreto su strada verso un sistema di sale intime disposte a quote differenziate, dove ogni scorcio prospettico è attentamente calibrato. A rompere la tradizionale separazione tra ospitalità e preparazione del cibo, il fulcro del layout è costituito dalla grande cucina a vista: un laboratorio tecnologico trasparente concepito come un palco scenico rigoroso, dove l’attività della brigata guidata dallo chef diventa parte integrante dell’esperienza visiva e sensoriale dello spazio, visibile ma acusticamente isolata.![]()